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No, tre giorni fa non è uscito di casa. Non ha indossato le solite scarpe con la suola di gomma e quel ridicolo, enorme cappotto verde. Non ha affondato i piedi nella terra, e non ha colto dal suo giardino i fiori che gli piacevano di più per lasciarli sulla mia veranda.
La prima volta che lo incontrai, mi sorrise mostrando i denti che gli erano rimasti e mi invitò a casa sua. La sua casa profumava come quella dei miei nonni, di legno, tè e una fragranza che ricordava la terra bagnata. Mi disse che somigliavo a sua nipote e quel giorno mi mise delicatamente tra i capelli il primo fiore, una insolita margherita gialla.
Quel giorno tornai a casa e piansi, finchè la margherita non appassì. Quell'uomo mi ricordava mio nonno, che mi aveva amata più dei miei stessi genitori, un uomo che mi diceva sempre che ero bella anche quando io non lo pensavo. Forse quel vicino era mio nonno che mi diceva di andare avanti. O forse era solo un altro vecchio solitario che aveva tanto da condividere.
Sono andata a casa sua quasi tutti i giorni, per un anno. Dopo aver trovato lavoro, ho iniziato ad andarci sempre meno. Gli dicevo che avevo del lavoro da fare e uscivo con un peso sul cuore che mi opprimeva come i fiori che piangevano nel suo giardino. Ben presto ho smesso del tutto di andarci, adducendo come scusa il lavoro, senza avere la forza di incontrarlo.
Parlare con lui non era facile: i suoi occhi, vecchi ma ancora acuti, e la sua mente brillante comprendevano tutto, ma non lo esprimevano a parole. Ha sempre saputo che mentivo, anche se non me l'ha mai detto ad alta voce. Era sempre contento di incrociare il mio sguardo e mi salutava sempre con la mano, anche se non me lo meritavo. Soprattutto quando non me lo meritavo.
Quando ha iniziato a potermi vedere meno, ha cominciato a lasciare fiori sulla mia veranda la mattina presto, attraversando barcollando la strada e mettendoli con cura accanto alle piante di plastica che erano già lì. L'ha fatto ogni giorno senza mancare mai, tranne tre giorni fa, ovviamente. Non mi ha mai parlato della malattia. Mi ha solo detto che se ero a pezzi andava bene così, perchè era a pezzi anche lui. Non ho mai insistito, e nemmeno lui. Non gli ho mai parlato di mio nonno, come lui non mi ha mai parlato della sua malattia.
Ho piantato il mio primo fiore nel suo giardino sotto il suo sguardo attento, e l'ho portato tra i capelli quando è sbocciato. Ho provato una certa emozione nel possedere qualcosa che avevo creato io stessa; immagino che sia quello che provano le madri il giorno in cui nasce il loro bambino e lo tengono tra le braccia per la prima volta. Immagino sia così.
Non so perchè non gli ho mai parlato della mia avversione per l'idea di avere figli. Non gli ho mai detto che avevo paura di rovinare la vita del bambino che avrei avuto, di essere una madre peggiore dei miei genitori. Non gli ho mai detto che non avevo trovato nessun uomo degno di trascorrere con lui la mia vita. Vorrei averlo fatto. Oggi più che mai, vorrei avergli raccontato tutto. Forse allora non se ne sarebbe andato e io adesso non sarei qui davanti a tutti voi, a pronunciare un elogio funebre che non avrei mai pensato di dover fare così presto.
Era premuroso. Più premuroso dei miei genitori, più premuroso degli amici che vanno e vengono. Era sempre gentile. Mi trattava con lo stesso amore con cui trattava i suoi fiori, con la stessa compassione e gentilezza che riservava a tutto il resto. Era l'unico vero amico che abbia mai avuto, l'unico che avrei voluto fosse rimasto. Perchè la sua presenza era un conforto che non avrei mai sperato di avere. Non avevo mai voluto dipendere da nessuno, ma lui non mi ha mai delusa. Sono stata io a farlo. Sono stata io a smettere di andarlo a trovare, a iniziare ad evitarlo. Mi sembra giusto che io soffra per questo, non avendolo più nella mia vita.
Io non credo in Dio, lui invece ci credeva. Quindi, se Dio esiste davvero, è il momento che mi ascolti. Ti prego, rendilo felice per me, dagli semi e terra fresca per piantare i suoi fiori, dagli abbastanza pioggia e sole per aiutarlo a creare il suo giardino. E fagli conoscere mio nonno. Forse potrebbero parlare di me insieme, potrebbero vegliare su di me insieme, potrebbero stare bene insieme.
E ora mi rivolgo a te: spero che tu mi stia ascoltando. So che ci vorrà del tempo, ma starò bene, te lo prometto. Tu ci sarai per me, anche quando non potrò vederti. So che sei qui adesso, con il tuo cappotto pesante e un mazzo di gigli in mano per me.
Spero che ti piacciano i Myosotis che ho colto per te, quelli che ho deposto sulla tua tomba. Li ho presi dal tuo giardino, dall'aiuola che avevi creato per me. Sapevo che ti saresti preso cura di quei fiori che avevo piantato un anno fa: i Nontiscordardimé non appassiranno mai, hai la mia parola. E se dovessero farlo, li sostituirò ogni giorno, perchè io non ti dimenticherò mai.